Ecco la proposta di legge sulla sharing economy: “Aliquota fissa del 10% versata dalle piattaforme”

Airbnb e simili funzioneranno da sostituti d’imposta per i redditi generati dagli utenti. Siti e app dovranno dotarsi di un documento di policy e iscriversi nell’apposito registro. L’Autorità per la concorrenza e il mercato vigilerà pr tutelare consumatori e concorrenza

Airbnb e simili agiranno da sostituti d’imposta per i redditi generati dagli utenti con un’aliquota fissa del 10% su tutte le transazioni. È questo il passaggio chiave della proposta di legge bipartisan sulla sharing economy presentata dall’intergruppo parlamentare per l’Innovazione. Significa che le piattaforme (tramite cui avvengono i pagamenti) tratterranno le tasse e le verseranno direttamente all’erario per conto degli iscritti.

CHI

Tra i firmatari ci sono Veronica Tentori e altri sei deputati del Pd, Antonio Palmieri (Fi), Ivan Catalano e Stefano Quintarelli (Gruppo Misto), Adriana Galgano di Scelta civica. Gli unici a tirarsi fuori sono i parlamentari del Movimento 5 Stelle. I lavori sono iniziati nel settembre 2014 e hanno visto incontri con rappresentanti di cittadini, consumatori e piattaforme.

 

CHE COSA

La proposta di legge numero 3564 mira a «disciplinare le piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e a promuovere l’economia della condivisione». Ma, al di là dei titoli, la sostanza è che si tenta di introdurre strumenti atti a garantire «la trasparenza, l’equità fiscale, la leale concorrenza e la tutela dei consumatori».

COME

Secondo i firmatari le nuove piattaforme digitali «vanno gestite in una logica di integrazione con il mercato tradizionale» tramite una «cornice di regole chiare e trasparenti». la piattaforma chiede tra le altre cose «modalità di registrazione univoche per tutti gli utenti» tramite dati anagrafici, residenza e codice fiscale nel tentativo di impedire il proliferare di falsi profili.

IMPOSTA DEL 10% FINO A 10.000 EURO

La proposta di legge distingue chi svolge una microattività non professionale ad integrazione del proprio reddito da lavoro da chi invece opera a livello professionale o imprenditoriale a tutti gli effetti. E a tal proposito introduce la soglia 10 mila euro annui come discrimine. Chi starà sotto verserà al Fisco il 10% dei soldi incassati (fatta salva la no tax area). Chi supererà la cifra verserà invece l’aliquota corrispondente al cumulo con gli altri redditi. I gestori opereranno in qualità di sostituti d’imposta degli utenti operatori.

I CONTROLLI

Spetterà all’Autorità per la concorrenza e il mercato regolare e vigilare sull’attività della «sharing economy». Sarà inoltre istituito un registro elettronico nazionale delle piattaforme. Per iscriversi app e siti avranno bisogno del via libera dell’Autorità al documento con le policy. La stima dei firmatari è di passare dagli attuali 150 milioni di euro di gettito fiscale a 3 miliardi entro il 2025. È prevista inoltre la «completa deducibilità delle spese sostenute dai gestori e dagli utenti operatori delle piattaforme al fine dell’accrescimento delle competenze digitali». Mentre le piattaforme presenti nel registro dovranno comunicare i dati all’Istat.

Di GABRIELE MARTINI
Fonte: La Stampa